Porcellana di Ansbach
Ansbach fu sede di una produzione di maioliche sin dai primi anni del 1700. Fu grazie al Margravio, che aveva assunto maestranze provenienti da Meissen se intorno al 1757 iniziò a realizzare manufatti a pasta dura (porcellane). La sede della manifattura durante la direzione di uno dei più grandi modellatori e pittori della storia della porcellana, Johann Friedrich Kaendler, era nel castello di Bruckberg, ed ebbe fra gli artisti che vi lavorarono: il capo dei pittori J. M. Schollhammer, il pittore di paesaggi J. Stenglein e J. K. Gerlach che era arrivato ad Ansbach da Meissen nel 1759. Produsse deliziosi servizi dipinti a soggetto naturalistico e delicati gruppi e statuine sempre più sensibili al gusto di Berlino che a quello di Meissen. La fabbrica ebbe vita lunga fino al 1860 quando cessò la sua produzione.
Porcellana di Berlino
A Berlino una piccola produzione di porcellane fu iniziata da Wilhelm Caspar Wegely con la protezione di Federico II di Prussia. S’ispirarono a Meissen e alla fabbrica francese di Vincennes per le decorazioni con riferimenti alle scene tratte da Watteau e produssero anche grandi vasi modellati con fine repertorio floreale. Fra i lavoranti di maggior rilevo figurano Isac Jacob Clauce e per le plastiche E. H. Reichard. La marca di questo periodo è una W impressa nella pasta. Poco dopo, nel 1761, nacque a Berlino un’altra fabbrica di porcellane, quella di Johann Ernst Gotzkowsky, dove lavorarono maestri provenienti sia da Wegely sia da Meissen. Successivamente, nel 1763, Federico II volle far sua la fabbrica acquistandola e dandole nuovo impulso.
La fabbrica prese il nome di Koenigliche Portzellan Manufaktur con la sigla KPM sormontata da un’aquila, impressa o dipinta negli oggetti. La produzione di questo periodo è distinta da servizi da tavola (Zuppiere, vassoi, alzate, piatti ecc.) con decori che guardano ai dipinti di Watteau, Boucher e dei Teniers, mentre per il modellato e le figure, in particolare, i pezzi più pregevoli si rifaranno ai soggetti mitologici e naturalistici. Federico II di Prussia volle regalare alla zarina Caterina di Russia un imponente servizio da tavola, per dar lustro al suo casato con questa nuova impresa nel campo delle arti. Il grande servizio è oggi conservato alll’Ermitage di Leningrado. Gli stili che si susseguono ricalcano il mutamento del gusto che trapassa dal Rococo al primo Neoclassicismo per trionfare nell’Impero.
Come per molte altre fabbriche di porcellana europea i soggetti in quest’ultimo periodo prediligono i ritratti, le vedute di città e monumenti, e una discreta produzione di biscuit. Inoltre si produrranno a Berlino nella K. P. M. placche a rilievo con scene sacre e mitologiche e raffinate placche dipinte a soggetti anche di paesaggio e nature morte. Fra i modellatori degni di rilievo si ricorda J. G. Schadow per le sue plastiche in biscuit. La fabbrica ha continuato a lavorare per tutto l’ottocento fino a produrre pregevoli manufatti secondo i canoni stilistici dell’Art Nouveau.
Porcellana di Bow
La fabbrica di Bow fu fondata, dal pittore di origine irlandese Thomas Frye e da Edward Heylyn, fra il 1744 e il 1748, in Stratford Langthorne nelle vicinanze di Londra. Sin dai primissimi anni si produssero le porcellane a pasta tenera di un color bianco candido, così reso dall’aggiunta nella pasta di polvere di ossa. Nell’eseguire con ottima qualità i manufatti, la porcellana di Bow, s’ispirò sin dagli inizi ai decori delle porcellane orientali e alla tipologia Kakiemon in particolare. Per questo fu coniata per la produzione del primo periodo l’espressione “New Canton” e dal 1754 la fabbrica iniziò ad arricchire la pruduzione di tipologia all’orientale con la tecnica della decalcomania. Si distinguono nelle plastiche o nelle pitture, sia la presenza dei fiori di pruno, ben noti a Meissen, sia le conchigliette.
Gli oggetti tipici di questa manifattura furono: tazzine, calamai, zuccheriere, figurine della “commedia dell’arte”, sia in gruppi o singole, i gruppi mitologici e le classiche scene galanti. Il colorato riflette il gusto rococo, che risulta allo stesso tempo vivace e ricercato. Nei soggeti rimasero celebri quelli di Kitty Clive tratta dalla farsa Lethe di Garrick e di cui un esemplare è conservato al Fitzwilliam Museum di Cambridge. Furono realizzate anche Civette, plastiche tratte da soggetti di Boucher e famosa rimane la serie delle nove Muse da cui prenderà il nome l’ancora ignoto modellatore Muses Modeller. Ma la qualtà purtroppo declinò rapidamente e la fabbrica fallì nel 1763. Riacquistata venne inglobata nella fabbrica di Derby, che da quel momento in poi poté giovarsi dell’esperienza maturata dalla manifattura di Bow.